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martedì 5 marzo 2013

Mente

Nel 2000 avevo 23 anni. Confidai al medico di famiglia i miei problemi caratteriali e la grossa difficoltà a socializzare, gli chiesi di consigliarmi uno specialista. Lo fece, presi appuntamento con una dottoressa dell'ASL. Tutto senza dire niente in famiglia, un po' per vergogna, un po' per non farli spaventare.

La dottoressa dell'ASL accolse l'esposizione dei problemi con un "ma io sono una psichiatra infantile!".
Pensai "bella lì, il mio dottore è un gran coglione", poi scoprii che la dottoressa aveva seguito mio fratello durante l'adolescenza (io non lo sapevo, i miei genitori mi avevano tenuto all'oscuro) quindi probabilmente il mio medico mi aveva consigliato quella dottoressa perché "conosceva" la mia famiglia.
La dottoressa fu comunque molto gentile e ascoltò di buon grado i mie problemi, alla fine sentenziò "ho capito tutto, sei stato fidanzato con la stessa ragazza fin da quando eravate ragazzini, e adesso che vi siete lasciati tu non riesci a trovare altri amici". Non aveva capito. La perdonai, lei mi consigliò a suo volta uno psichiatra (uno per adulti) scrivendo anche una lunga lettera introduttiva.

Con lo psichiatra fu dura, sì, perché la mia preoccupazione più grande era quella di non far coinvolgere in alcun modo  la mia famiglia, per cui di fronte alle sue domande che scavavano a fondo e che facevano male (cacchio se facevano male!) non riuscii ad essere completamente sincero. Al termine della visita mi chiese che cosa avevo intenzione di fare per migliorare un po' la mia situazione, io gli dissi che volevo seguire un corso di training autogeno per riuscire a gestire l'ansia, lui disse che come inizio poteva andare bene e, nel caso, di rifarmi vivo una volta terminato il corso. Di quel bel corso lì seguii solo le prime due lezioni perché dopo un tamponamento la mia auto andò distrutta e non potei più andarci (ho ancora la cassettina con gli esercizi da qualche parte). Dallo psichiatra non ci sono tornato.

10 commenti:

  1. povero angelo,
    nessuno ti aveva detto che gli esercizi di training auto-geno non dovevano essere fatti in auto, e così hai tamponato.
    per quanto riguarda la questione strizza, non ho consigli autorevoli, ma solo la mia esperienza:
    una volta una mia amica psicologa mi disse che mi vedeva molto male e che dovevo andare da uno psichiatra, mi diede un foglietto con l'indirizzo e mi voleva pure prestare i soldi per la visita.
    Ricordo che tornando a casa, quel giorno, piansi per tutto il tempo, commossa all'idea che qualcuno si fosse preoccupato per me.
    Mi buttai sul letto di mia figlia, analizzai quelli che mi sembravano i miei problemi più grossi, continuando a piangere, ma questa volta solo per me.
    Dallo strizza alla fine non ci andai perchè non avevo soldi, però se vuoi ti do il foglietto col numero della mia amica.

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    1. :) "Sono perfettamente calmo, il mio braccio è pes.." SBANG!
      No, in realtà venni tamponato brutalmente mentre ero in coda nella nebbia sulla provinciale. Io non mi sono fatto niente ma i danni alla macchina furono tali che mi fu più conveniente comprarne una nuova.
      Frignona! Tua figlia si sarà trovata il letto tutto zuppo delle tue lacrime.
      Comunque, da quello che ho capito, problemi non ne hai più, e quindi alla fine ce l'hai fatta da sola, brava.

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    2. "visto da vicino, nessuno è normale".
      Sai che penso?
      Che a volte è sufficiente consapevolizzare un problema per non dico risolverlo, ma almeno trovarsi sulla strada giusta per farlo.

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  2. per fare certe cose bisogna partire dall'amor proprio o dalla disperazione. Non so cosa tu abbia più delle due, comunque uno che ti dice torna quando finisci il corso...Non so se è normale. avresti potuto fare entrambi. ricomincia e non ti arrendere ;)

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    1. Ah, sei gentile "ricomincia e non ti arrendere", parli come se ne avessi ancora bisogno, grazie tante :)

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    2. Ahaha oddio scusa, però da come ne parlavi sembrava una questione lasciata in sospeso.......daiiiiiiii non ti volevo offendere!! é_è"

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    3. :) In realtà forse avevi ragione tu.

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  3. mi sembra di leggere quello che sto per fare io (incidente escluso, spero)

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