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lunedì 14 agosto 2017

Dal barbiere alle 2 di notte

Ad un certo punto presi l'abitudine di andare a passeggiare alle 2 di notte. Capitava a volte che una pattuglia dei carabinieri mi si affiancasse per controllare chi fossi o per fermarmi e chiedermi che cosa facessi o dove andassi a quell'ora di notte. Io rispondevo che soffrivo di insonia e che passeggiare mi conciliava il sonno, anche se in realtà non era proprio così. Sì, era tutto cominciato per via che una notte non riuscivo a dormire e nemmeno la TV o una tisana mi aiutavano a prendere sonno, per cui ero uscito a fare due passi; ma poi avevo scoperto che mi piaceva far andare i piedi a quell'ora ed era diventata una piacevole abitudine, tanto che puntavo la sveglia. Col tempo i carabinieri avevano smesso di fermarmi, tuttalpiù riconoscendomi facevano un cenno di saluto passando, a parte alcune volte che si fermavano per chiedermi se avevo visto passare una tal auto o una tal persona, e io rispondevo volentieri, ma quando mi chiedevano se in generale avevo visto qualcosa di strano rispondevo di no, anche se di cose strane a quell'ora se ne vedevano eccome. Come quella volta che durante uno dei miei giri mi accorsi che la serranda del barbiere era mezza abbassata, e l'interno del negozio illuminato. Mentre mi avvicinavo valutando se si trattasse di ladri, notai sopraggiungere la sagoma di un uomo, che io riconobbi subito, chinarsi ed infilarsi nel negozio, anche se, cosa veramente strana, quell'uomo mi risultava essere morto da almeno un anno. Morto impiccato per l'esattezza. Per una delusione d'amore si diceva. Mi avvicinai ancora con i sensi all'erta ma in prossimità dell'entrata del negozio sentii la voce del barbiere che parlava pacatamente e mi rilassai, mi abbassai per esaminare l'interno: il barbiere, un ragazzo alto e magrissimo con una chioma di capelli impressionante, stava sistemando i capelli dell'uomo che avevo visto entrare. Così, curioso di capire, entrai. Il barbiere un po' sorpreso anticipò il mio saluto e sgranando gli occhi mi disse di accomodarmi su un divanetto che tempo cinque minuti e sarebbe stato il mio turno, poi avvicinandosi mi bisbigliò di far finta di niente che poi mi spiegava.
E così rimasi qualche minuto ad osservare il barbiere tagliare i capelli a quell'uomo dalla sagoma vagamente evanescente, le cui parole che chiedevano aggiustature al taglio sembravano giungere da un posto molto lontano, e che al mio orecchio risultavano difficili da percepire. I capelli tagliati che cadevano sul pavimento subito si dissolvevano, gli altri rimasti in testa risultavano docili al pettine; e l'espressione sul volto del fantasma, man mano che venivano sistemati, si faceva sempre meno tesa. Comunque era proprio lui, il tizio che si era suicidato. Ad un certo punto il barbiere disse “ecco fatto!” e gli tolse la mantellina che gli aveva posato sulle spalle durante il taglio. Il fantasma con aria sollevata pagò e ringraziò, il barbiere salutandolo gli si fece vicino e gli disse qualcosa che non riuscii a sentire. Poi il fantasma se ne andò. Allora il barbiere mi guardò tenendosi una mano sulla fronte come a cercare il modo di spiegarmi qualcosa di troppo complicato.
Venivano anche di giorno, mi disse, ma non li si riusciva a vedere. Per via della luce del giorno forse. E non essendo visti non venivano serviti, e non venendo serviti si arrabbiavano. Una sensazione di irritazione generale nei discorsi dei clienti, una lampadina fulminata, piccoli oggetti che cadevano inspiegabilmente, quelli erano i segnali. Non l'aveva capito finché una notte non si era recato in negozio per recuperare il cellulare che aveva dimenticato, e lì aveva incontrato il primo. 

Lui gli dice: “vai verso la luce”, anche se non sa se c'è una luce a cui andare incontro. I fantasmi si gettano contro i fari della prima automobile che capita a tiro, ma tanto quella li attraversa. Non succede niente, solo un velo di tristezza negli occhi del guidatore investito da ricordi di volti di persone care mai conosciute, di vacanze in posti esotici in cui non è mai stato, di natali passati non suoi.

lunedì 24 luglio 2017

Dama con l'ermellino

Del dipinto l'ermellino fu molto scontento perché Leonardo Da Vinci gli aveva fatto i muscoli della zampa anteriore troppo pronunciati e gli altri ermellini lo scherzavano perché a quell'epoca non era da aristocratici fare i pesi in palestra.
Come lui molti ermellini si allenavano di nascosto sognando la fascia di Mister Universo degli Ermellini e celavano le masse muscolari sotto ampie tuniche che comunque andavano molto di moda. A quei tempi infatti il bel concorso di culturismo si svolgeva in maniera clandestina, e chi veniva sorpreso ad esibire la massa muscolare o solo a rimirarsi il bicipite allo specchio veniva immediatamente sbeffeggiato su pubblica piazza e subito esiliato. L'esiliato diventava automaticamente l'idolo dei piccini e un sex simbol per tutte le dame di compagnia. Leonardo Da Vinci questo lo sapeva e probabilmente aveva voluto esaltare i tratti muscolo-scheletrici dell'ermellino per sensibilizzare l'opinione pubblica riguardo a questo tema scottante. La dama del dipinto comunque, ci tengo a precisarlo, è una mia zia alla lontana.

martedì 11 luglio 2017

La raccolta del melone

L'altro giorno dal barbiere dicevano che quei calciatori che pretendono contratti stratosferici andrebbero mandati a raccogliere i meloni. Per me sarebbe bello, perché poi si portano dietro i loro bei procuratori che si mettono a trattare sull'ingaggio e magari salta fuori qualche fuori classe che prende i suoi bei 20 milioni annui perché raccoglie quaranta meloni al minuto con uno stile che c'è da restare incantati.
Il top sarebbe far diventare la raccolta stagionale del melone sport nazionale e portare le melonaie direttamente dentro gli stadi.

lunedì 10 luglio 2017

Il rapinatore con le scarpe antinfortunistiche

Ci sarebbe anche la storia di quello che faceva le rapine in banca con le scarpe antinfortunistiche. Aveva deciso così perché durante una rapina gli era caduta una cassetta di sicurezza sul piede ed essendosi rotto l'alluce non era potuto andare all'ospedale perché aveva paura di essere identificato dato che tutti in banca avevano notato il suo infortunio (e dopo che se n'era andato ne avevano anche riso) e di sicuro l'avrebbero raccontato alle forze dell'ordine. E anche sul lavoro poi non aveva potuto dire niente. Il dito comunque gli era guarito bene ma per non rischiare da quel giorno aveva cominciato a mettere su sempre le scarpe con la punta rinforzata. Il problema è che quel tipo di scarpe lì le fa solo una certa ditta con il marchio ben riconoscibile che dalle riprese delle telecamere si vede benissimo, per cui basta contattare la ditta e farsi dare una lista di tutte le ditte che hanno ordinato quel tipo di scarpe, chiamarle e farsi dare i nomi di tutti quelli che non erano al lavoro nei giorni delle rapine. Di questi si verifica la struttura fisica in base alle riprese e salta fuori che il rapinatore è mio zio.
E invece lui dice che quelle scarpe lì non ce le ha più perché gliele hanno rubate anni fa e ha anche sporto regolare denuncia.
Per cui non lo prenderanno mai.

domenica 9 luglio 2017

Una ragazzina che lavora alla cassa di un piccolo supermercato mi svolta la giornata

Una ragazzina che lavora alla cassa di un piccolo supermercato mi svolta la giornata: i ragazzini che pagano prima di me, non so se per far colpo su di lei o altro, non vogliono il resto, quello che paga prima di me addirittura paga i 2 o 3 euro di spesa e dice "tieni il resto!" e scappa.
"Non hanno neanche il tempo di aspettare il resto..." dice la ragazzina cassiera rivolta a me.
"Mi sa che è perché i soldi non sono i loro" rispondo io sottointendendo che sono quelli dei loro genitori.
"Sì, mi sa che non hanno mai lavorato un giorno in vita loro" dice sorridendo lei che dimostra 16 anni e probabilmente lavora l'estate per mettersi da parte qualche soldino.
Io il resto me lo prendo e la saluto.
Ne esco un po' alleggerito, sarà stata una cosa banalissima ma mi ha divertito, ero andato sul lago a fare un girettino per distrarmi dai miei problemi, e questa piccola cosa un po' mi dà sollievo.
Peccato che poi sono rimasto con l'auto in panne, con tanto di fumo preoccupante che usciva dal cofano.
Fortunatamente dopo che mi sono fermato a chiamare il carrattrezzi il fumo pian piano è cessato, ma comunque adesso sono più agitato di prima.

mercoledì 5 luglio 2017

Il mostro di Firenze - Criminal Minds

Qualche sera fa stavo guardando in TV un episodio di Criminal MInds: Beyond Borders in cui una coppia di giovani statunitensi veniva uccisa dal Mostro di Firenze, tornato a colpire dopo tanti anni sempre a Firenze; per cui la sezione dell'FBI creata apposta per risolvere casi al di fuori delle loro frontiere veniva in Italia per occuparsi del caso.
Io mi son detto: questa non posso perdemela perché di sicuro questi qui risolvono il caso prima della fine della puntata.
Purtroppo dopo cinque minuti mi ero già addormentato sul divano, e mi sono svegliato che era già finito tutto. Qualcuno di voi l'ha visto?