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lunedì 30 dicembre 2013

VINCENZO IACOPONI – UNA BIOGRAFIA INVENTATA

Tutto ciò che è qui di seguito descritto corrisponde a verità.
Non è vero, ma vi prego di far finta che lo sia, così facciam bella figura tutti.

Vincenzo Iacoponi nasce a Civitavecchia il 9 febbraio del 1934 in una splendida giornata di sole, e fin qui non ci piove. Da subito i genitori si accorgono delle sue straordinarie doti: è il bambino con lo sbadiglio più contagioso del mondo, quando sbadiglia lui sbadigliano tutti nel raggio di 120 km. Sbadiglia come un orso, spalancando le fauci tipo boa che cerca di ingoiare la preda. Per queste qualità viene tenuto d’occhio dai servizi segreti e dalle forza armate, in particolare dai marines, che progettano di sfruttare le sue qualità negli scenari di guerra, obiettivo: impiegarlo per far slogare la mandibola ai nemici.

Dal 1940 al 1944 frequenta le elementari. A scuola impara tutte le tabelline tranne quelle del 7, dell’8 e del 9, ciononostante, interrogato a riguardo dalla maestra, risponde gridando i risultati sbagliati delle operazioni matematiche con tono talmente convinto da mettere a disagio l’insegnante stessa a un punto tale da insinuarle il dubbio che sia lei a ricordarsi male e a farla correre a controllare sui libri e, sopraffatta, a correggerli con la soluzione gridata dal bambino. In breve i risultati gridati dallo Iacoponi soppianteranno quelli dei libri di testo, anche la tavola Pitagorica verrà riscritta, ad esempio fino ad allora 7 per 7 faceva 46, dall'avvento di Iacoponi fa 49 fisso per tutti i paesi a livello mondiale.
Un giorno, in un tema di italiano, scrive asino con l’acca (hasino) ma la maestra stavolta non si convince, un conto è intimidirla urlando, un conto è scrivere sbagliato nero su bianco. Scrivere asino con l’acca era un vizio che avevano tanti bambini a quei tempi, era un trucchetto per far innamorare le bambine benestanti che avevano il sogno romantico di prendere come marito un uomo ignorante che nella vita non avrebbe mai combinato niente, dilapidando impunemente il patrimonio di famiglia; in genere si puniva l’alunno che aveva fatto l’errore ortografico caricandogli sulle spalle un asino adulto, poi lo si faceva girare per tutte le altre classi che lo scherzavano a turno. Altra bella punizione nelle scuole in quel periodo era far inginocchiare sui ceci i più indisciplinati, lo Iacoponi sviluppa subito una resistenza tale da farlo esibire come fachiro nelle piazze, comincia con i ceci per passare alla ghiaia, ai vetri rotti ed infine alle braci roventi; come attività extra scolastica è molto bella anche se i parenti non sono molto contenti di avere un fenomeno da baraccone in famiglia, un conto è esibirsi all'interno delle mura domestiche, un conto è esibirsi in piazza davanti a un folto pubblico che grida “bravo!”, per cui per un certo periodo meditano di venderlo al circo, poi gli concedono di esibirsi purché lo faccia con uno pseudonimo e nei paesi limitrofi in cui nessuno lo può riconoscere.
Diventa campione regionale di cavallina saltando 2300 compagni di fila, il record viene annullato quando si scopre che sono stati utilizzati anche bambini presi dall'asilo vicino.
Come era usanza in quel periodo mangia pane e frittata tutte le mattine a colazione sviluppando il pianto del coccodrillo ovvero la lacrimazione in fase digestiva.
Durante la vaccinazione antivaiolosa sviene, appena ripresosi si rimette in fila per riceverne un’altra, gli era piaciuta troppo.

Nella primavera del 1943 passa tutte le malattie infettive infantili in un solo giorno, gli orecchioni gli durano un quarto d’ora.

Nel 1956 subisce un rapimento alieno, gli extraterrestri lo portano sulla loro astronave e gli mostrano la fonte rinnovabile che utilizzano per la propulsione: un somaro che gira intorno ad un palo inseguendo una carota. Il somaro alieno è un animale intelligente al punto tale che ha capito che è meglio fare un lavoro di fatica e riservare le proprie energie mentali esclusivamente per fare dei bei ragionamenti d’amore con la fidanzata, lo Iacoponi, scosso da questa scoperta, decide di fare lo stesso, pianta lì gli studi e cerca un impiego di fatica.

Nel 1957 inventa il coro da stadio, prima non esisteva, al massimo c’era uno che si alzava dalle tribune gridando “VIVA MILAN!” o “INTER ALÉ”. Durante i mondiali di Svezia del 1958, sentendo uno dei suoi cori, Pelé sbaglia un goal facile a porta vuota.

Nel 1960 viene impiegato come controfigura di Marcello Mastroianni di schiena nella scena della fontana de “La dolce vita”, Mastroianni avendo la scoliosi si vergognava a farsi inquadrare da dietro.

Nel 1980 pubblica il romanzo di formazione Tutti dicono “grazie al cazzo!”

[conoscete Vincenzo Iacoponi? Un giorno ci daremo reciprocamente del testa di minchia nei commenti di un blog di terzi, ma solo per attirare l'attenzione.]

Ecco il seguito scritto dallo Iacoponi stesso (che trovate anche nei commenti):

(Seguito alla prima puntata)
Al liceo lo chiamavano"Iacopenzo", un po' per via dello Iacoponi, cognome paterno ereditato di diritto un po' per i resti del Vincenzo, dove il Vinc s'era perso per strada, e poi perché durante le lezioni rimaneva in apnea minuti e minuti e dovevano intervenire i pompieri per la ventilazione branchiale. Allora le ragazze dicevano: lui sta pensando. Qualche suo rivale in amore insinuava che le ragazze lo sapessero bene, dato che anche nei momenti in cui si trovavano sole con lui non avveniva niente altro che questo sonoro pensamiento, ma si sa che i rivali in amore raccontano solamente coglionate, si sa.
All'Università gli capitò di innamorarsi (e di fare innamorare di sé) Enrichetta S., figlia e nipote dei due massimi dermatologi dell'epoca passata e futura della Roma bene benissimo. Enrichetta lo invitò al suo compleanno nella sua villa ai Parioli -e dove sennò?- e ce lo fece accompagnare col suo macchinone e l'autista. Dopo circa due ore di stronzate infinite al nostro Vincenzo venne voglia e urgenza di pisciare. Si perse nei meandri di corridoi di quella specie di castello e fu tratto in salvo dall'intervento volante di Enrichetta, che aveva organizzato una squadra di soccorso per rintracciarlo. Lei lo accompagnò nel suo bagno personale e ce lo chiuse dentro, rimanendo fuori a montare la guardia.
Era una stanza immensa piena di specchi, anche sul soffitto, per cui chi avesse voluto cacare avrebbe potuto vedere in formato gigante il proprio buco del culo su quattro pareti e sul soffitto, nonché osservare il precipitare dello stronzo non verso il basso come nei comuni mortali, ma verso l'alto, come per una ascensione verso l'infinito. Vincenzo nascose il pisello a fatica tra le sue mani e pisciò nel lavandino.
Scelse di fare il servizio militare come AUC, non indiano, ma allievo ufficiale di complemento a Lecce. Ne uscì a razzo per andare a continuare alla scuola di artiglieria di Bracciano. Di lì, conquistata la stelletta agognata fu scaraventato nel Friuli in un reggimento del cazzo, dove si annoiò a morte. Ma lì conobbe la donna della sua vita, che ebbe il coraggio di sposarselo e ancor oggi piange su quella incredibile decisione. Dal giorno delle nozze non furono più soli, perché Vincenzo ci aveva preso gusto e la sua signora anche, così misero al mondo quattro marmocchi scassacazzo, che lo scassano abbondantemente ancora adesso.
Da quando è arrivato in Germany il nostro eroe si sente come un conquistatore di orizzonti sconosciuti. Ha fatto e fa un po' di tutto, meno che il barbone, ha fatto e fa tutto.
Ogni tanto scrive, ogni tanto dipinge, ogni momento rompe i coglioni, come sostengono i suoi figli, la stragrande maggioranza dei suoi nipoti, e tutte le sue amiche di web.
Gli amici di web invece sono tanto carini e ne hanno già scritta una biografia.
Il nostro Vincenzo pensa che in futuro scenderanno a Roma delle masse di pellegrini a trovare questo Papa o il prossimo, portando striscioni multicolore con su la scritta " SANTO SUBITO". Vincenzo pensa che sia il minimo contributo che questa Umanità gli debba, veramente il minimo.

9 commenti:

  1. Rido come una cretina...
    Secondo me Vincenzo si divertirà parecchio.
    Oppure verrà a cercarti per gonfiarti di botte... (naaaaaa)

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    1. Ci siam messi d'accordo prima, se non la pubblicavo veniva a cercarmi a casa.

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  2. (Seguito alla prima puntata)
    Al liceo lo chiamavano"Iacopenzo", un po' per via dello Iacoponi, cognome paterno ereditato di diritto un po' per i resti del Vincenzo, dove il Vinc s'era perso per strada, e poi perché durante le lezioni rimaneva in apnea minuti e minuti e dovevano intervenire i pompieri per la ventilazione branchiale. Allora le ragazze dicevano: lui sta pensando. Qualche suo rivale in amore insinuava che le ragazze lo sapessero bene, dato che anche nei momenti in cui si trovavano sole con lui non avveniva niente altro che questo sonoro pensamiento, ma si sa che i rivali in amore raccontano solamente coglionate, si sa.
    All'Università gli capitò di innamorarsi (e di fare innamorare di sé) Enrichetta S., figlia e nipote dei due massimi dermatologi dell'epoca passata e futura della Roma bene benissimo. Enrichetta lo invitò al suo compleanno nella sua villa ai Parioli -e dove sennò?- e ce lo fece accompagnare col suo macchinone e l'autista. Dopo circa due ore di stronzate infinite al nostro Vincenzo venne voglia e urgenza di pisciare. Si perse nei meandri di corridoi di quella specie di castello e fu tratto in salvo dall'intervento volante di Enrichetta, che aveva organizzato una squadra di soccorso per rintracciarlo. Lei lo accompagnò nel suo bagno personale e ce lo chiuse dentro, rimanendo fuori a montare la guardia.
    Era una stanza immensa piena di specchi, anche sul soffitto, per cui chi avesse voluto cacare avrebbe potuto vedere in formato gigante il proprio buco del culo su quattro pareti e sul soffitto, nonchè osservare il precipitare dello stronzo non verso il basso come nei comuni mortali, ma verso l'alto, come per una ascensione verso l'infinito. Vincenzo nascose il pisello a fatica tra le sue mani e pisciò nel lavandino.
    Scelse di fare il servizio militare come AUC, non indiano, ma allievo ufficiale di complemento a Lecce. Ne uscì a razzo per andare a continuare alla scuola di artiglieria di Bracciano. Di lì, conquistata la stelletta agognata fu scaraventato nel Friuli in un raggimento del cazzo, dove si annoiò a morte. Ma lì conobbe la donna della sua vita, che ebbe il coraggio di sposarselo e ancor oggi piange su quella incredibile decisione. Dal giorno delle nozze non furono più soli, perché Vincenzo ci aveva preso gusto e la sua signora anche, così misero al mondo quattro marmocchi scassacazzo, che lo scassano abbondantemente ancora adesso.
    Da quando è arrivato in Germany il nostro eroe si sente come un conquistatore di orizzonti sconosciuti. Ha fatto e fa un po' di tutto, meno che il barbone, ha fatto e fa tutto.
    Ogni tanto scrive, ogni tanto dipinge, ogni momento rompe i coglioni, come sostengono i suoi figli, la stragrande maggioranza dei suoi nipoti, e tutte le sue amiche di web.
    Gli amici di web invece sono tanto carini e ne hanno già scritta una biografia.
    Il nostro Vincenzo pensa che in futuro scenderanno a Roma delle masse di pellegrini a trovare questo Papa o il prossimo, portando striscioni multicolore con su la scritta " SANTO SUBITO".
    Vincenzo pensa che sia il minimo contributo che questa Umanità gli debba, veramente il minimo.

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    1. Ho aggiunto il tuo commento in coda al mio post, ho fatto bene?

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    2. Lo avrei fatto anche io!
      Tantissimi auguri a te e ai tuoi ospiti.

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  3. Se non fosse inventata sembrerebbe quasi vera!

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    1. È vera, ragassola, verissima. Proprio non hai mai letto Calderone de la paranza? Nemmeno suo cugino di lui, quello sofistico con la puzzetta sotto il naso, che chiamavano Calderon?
      Proprio quando tutto sembra inventato ti accorgi che è tutto vero.
      TU-UTTO VE-ERO!!

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