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sabato 30 maggio 2015

Pedicure

Come lavoro volevo fare quello che accorda la chitarra del chitarrista dei Litfiba (Ghigo) prima del concerto, ma quel posto lì era già stato preso. Siccome però non c’era nessuno disposto a fare quello che gli fa la pedicure pre-concerto mi sono offerto io, e adesso faccio solo quello.
Tagliare le unghie dei piedi al chitarrista dei Litfiba è molto impegnativo perché gli stivaletti stretti da rockstar che indossa gli deformano l’unghione dell’alluce e bisogna spuntarglielo quotidianamente se no rischia di squarciare i pedalini e gli stivaletti stessi. Se gli s’incarnisce un’unghia o se lo ferisci nel tagliargliele rischi di mandargli in fumo una tournée, per cui è un lavoro di grande responsabilità. Contributi non te ne versano, ti pagano tutto come prestazione occasionale, però se sei furbo raccogli le unghie tagliate e le vendi sottobanco ai fan. Le unghie dei piedi del chitarrista dei Litfiba hanno proprietà curative, tenendole in un sacchetto sul comodino io son guarito dall'otite.
Mi avevano offerto di fare quello che pettina i baffetti a Piero Pelù ma non me la sono sentita.

lunedì 25 maggio 2015

Funamboli

Una cosa che mi son sempre chiesto: ma i funamboli lo usano lo shampoo anticaduta?

sabato 23 maggio 2015

Carta d'identità 2

Io la carta d'identità sono andato a rinnovarla giovedì pomeriggio, però c'era chiuso, infatti ho spinto la porta a vetri dell'ufficio anagrafe e non si è aperta. Mentre guardavo interdetto il cartello degli orari in cui si segnalava che l'orario del giovedì pomeriggio era temporaneamente sospeso esce da una porticina la funzionaria dell'anagrafe, una signora distinta sui 55 anni che mi dice "siamo chiusi!", e io "vedo...". Al che lei rimane a guardarmi mentre sconsolato ricontrollo gli orari per andarci un altro giorno e aggiunge "cosa doveva fare?", e io "la carta d'identità...", e lei "dai, venga che le stiamo facendo" e mi fa entrare. Io avevo paura che si fosse innamorata nel vedere un giovane (ma non più tanto) bello e sprovveduto con le fototessere fatte appena il giorno prima e i soldi giusti contati per il bollo, e invece per fortuna no.
Con una funzionaria dell'anagrafe non ricambiata non si può mai sapere, c'è il rischio che per ripicca ti cambi lo stato di famiglia a tua insaputa.

Carta d'identità

Il sindaco del mio paese pretende di firmare tutte le nuove carte d’identità che vengono rifatte, egli non delega questo compito al funzionario dell’anagrafe perché non vuole rinunciare al piacere di vedere i documenti con le foto tessere venute male dei suoi concittadini per poi ridere di quelli con la faccia da poco furbi con gli impiegati del comune che ferma apposta nei corridoi. Anch'io al suo posto farei così.
Delle tre foto tessere che vengono richieste per rifare il documento d’identità una viene applicata sul documento stesso, l’altra viene archiviata dal comune e la terza la tiene il sindaco che ci fa l’album tipo figurine dei calciatori, alla fine di ogni anno stila la classifica dei cittadini col faccione da poco furbi e li contatta per sentire se sarebbero disposti a diventare assessori o ad appoggiare la sua eventuale ricandidatura. Un volta all'anno i sindaci di tutti i comuni d’Italia si incontrano in località segreta (Bruxelles) senza avvertire le autorità locali e i parenti, e lì fanno a gara a chi ha l’album più bello; poi decretano il cittadino con la faccia meno furba d’Italia e gli inviano una lettera di congratulazioni anonima su carta intestata della Comunità Europea.
Adesso la carta d’identità scade giusto il giorno del tuo compleanno, se ti rechi a rinnovarla quel giorno lì trovi la torta con le candeline, se non ci vai comunque loro la torta l’hanno comprata e la mangiano lo stesso, per cui ti conviene andare. Per questa bella iniziativa hanno già previsto un buco di 1,6 milioni di euro nel prossimo bilancio, per coprirlo han deciso che una frazione del comune andrà venduta segretamente ed annessa all'Austria.

martedì 19 maggio 2015

Aldilà

Dovessi morire la carta del non-ho-mai-trovato-uno-straccio-di-morosa di sicuro me la giocherei.




lunedì 18 maggio 2015

La luce

La luce viaggia nel vuoto a 299.792.458 metri al secondo, nei centri abitati però un po' rallenta.
La luce quando filtra attraverso le finestre e ci sorprende appena svegli prende paura, e per lo spavento devia la propria traiettoria di 42 gradi giusti. Einstein l'aveva capito ma non ha mai trovato il coraggio di spiegarlo alla morosa, si è inventato tutta la storia della teoria della relatività (ristretta e generale) per depistare la comunità scientifica che cominciava a sospettare qualcosa. Se la morosa lo scopriva lo obbligava a cambiare le tende.
La luce, una volta spaventata, non sta lì tanto a farsi delle paranoie, va dal medico a farsi dare quei due o tre giorni di malattia e poi ritorna in forma come prima.

giovedì 14 maggio 2015

Il biberon

Questo è ciò che rimane del mio biberon. Poiché è graduato mia madre lo usa per dosare gli ingredienti quando cucina, oppure per dare l'acqua alle piante. 

lunedì 4 maggio 2015

Libri pubblicati senza avvertire prima - GATTO DI MARMO DOVE SEI?

GATTO DI MARMO DOVE SEI?
di Gustavo Cervezas
Ybiscus Libri

Dopo il best-seller “La furia del somaro andino” ecco un altro capolavoro di Gustavo Cervezas, un nuovo avvincente ed entusiasmante romanzo che si fa metafora della frenesia tipica della vita dell’uomo moderno: i fast-food, il telepass, i 220 km orari sparati sulla provinciale perché si fa tardi al lavoro, il supplemento per saltare la fila a Gardaland, la connessione veloce che non scarica veloce come vorremmo i film piratati, lo stare in fila dalle 3 del mattino per acquistare per primi l’ultimo modello di smartphone, lo sgommare al semaforo appena scatta il verde per non farsi strombazzare da quello dietro, la fretta di trovare la morosa già a 5 anni perché se no non sei nessuno. Il libro narra le vicende di un uomo anziano alla disperata ricerca di un antico manufatto cimelio di famiglia, quel felino fermaporta che diventerà simbolo di una tranquillità perduta, simulacro della lentezza e del prendersela comoda.
L’autore ci ha messo 20 anni solo per scrivere il primo paragrafo, il resto tutto in cinque giorni, perché va bene prendersela comoda, ma a un certo punto l’editore si è un po’ stufato ed è andato a casa sua a minacciarlo con la pistola.