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domenica 8 febbraio 2015

14/12/2014

Da fuori non ti vedo perché mi distraggo a guardare un gatto rosso che vaga nel parcheggio. Quando entro vedo che non ci sei e mi rattristo.
E invece ci sei, mentre prendo la Gazzetta vedo che stai sistemando della merce.
Ogni tanto ho questa fortuna di vederti tutta intera, che di solito sei dietro alla cassa.
Hai i capelli sciolti con la solita riga sulla destra, il maglione a collo alto sotto il camice rosso, alle gambe leggings neri infilati in quegli stivali alti con dentro il pelo che io penso sempre che son quelli che usano gli eschimesi.
Faccio finta di leggere la Gazzetta per non farti capire che son qui per te, che oggi ho anche la scusa che mia madre mi ha mandato a prendere i limoni. Sarebbe bello trovare una scusa per avvicinarti e dirti qualcosa, ma non la trovo.
Mentre cerco un’altra cosa che mi ha chiesto mia madre sento che ti chiamano alle casse, e son contento, per cui aspetto un po’ e vengo, ma forse avrei dovuto precipitarmi subito, perché appena mi metto in fila ritorna la tua collega che probabilmente ti aveva chiesto di sostituirla un momento e tu te ne vai verso il banco surgelati. Io cerco di incrociare il tuo sguardo, di vedere se ti volti verso di me, se ti accorgi di me, ma niente, tiri dritto e sparisci in una corsia.
Ecco, adesso sono fuori nel parcheggio, e sono questi i momenti in cui il velo si squarcia e vedo chiaramente la realtà: neanche in un milione di anni riuscirei a farti innamorare di me, perché del mondo che cospira contro noi due fai parte anche tu.
Vado a fare due passi al mercato, la pizza che mi ero ripromesso di prendermi la settimana scorsa non ho più intenzione di prenderla, sono triste, vado al fiume a controllare quanto è alto, poco meno della volta scorsa. Scorre.
Quanto fa male a volte la realtà.
Torno indietro e mi fermo al banchetto che vende la pizza al taglio, ci ho ripensato, ne prendo un trancio coi funghi.
A casa mangio la pizza davanti alla TV, danno un incontro di boxe tra un italiano e un americano. Mentre i due sono ai rispettivi angoli alla fine della sesta ripresa, viene inquadrato l’angolo dell'italiano con l’allenatore che con accento toscano gli dice che sono in svantaggio ai punti però aggiunge “tranquillo che si vince”.
Resto fino alla fine dell’incontro per vedere come finisce, e l’italiano perde.
E io con te non vinco ma mi dico “tranquillo che si vince”.