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venerdì 28 giugno 2013

Asilo

Annualmente la nostra ditta fa una cospicua donazione alla scuola materna del paese, in cambio le educatrici si impegnano ad insegnare ai bambini che hanno in carico i primi rudimenti di recupero credito (dalla minaccia velata ma neanche tanto fino alla tortura psicologica fatta bene).
Periodicamente poi noi inviamo loro le pratiche dei nostri clienti insolventi in modo che i piccini possano impratichirsi procedendo alla riscossione dei nostri crediti.
Il cliente che si vede contattato da un bambino sui 3 o 4 anni bello convinto e deciso cede e paga subito senza fare storie, a costo di indebitarsi e finire in mano al racket dell’usura.
I bambini più capaci vengono inseriti nel nostro organico non appena imparano ad allacciarsi le scarpe. Tutto in nero, no contributi previdenziali, no sindacati.

mercoledì 26 giugno 2013

Polistirene

Andando incontro alla stagione calda molti maschi adulti praticano l’auto-epilazione tramite strofinamento di pezzi di polistirolo (in genere imballi di elettrodomestici) sulle parti intime (balle). Il polistirolo così utilizzato, al terzo sfregamento perde la propria autostima insieme a due atomi di carbonio per molecola e si lega ad un atomo di palladio che passa di lì per caso innescando una reazione chimica che porta alla fusione nucleare fredda.
Non essendo dotati di conoscenze scientifiche tali da capire la portata di tale scoperta, i maschi si spaventano e gettano tutto nello scarico del WC.
Risultato: i topi delle fogne hanno in mano il futuro energetico del pianeta.

martedì 25 giugno 2013

L'unico senza la morosa

Anche la mia collega più giovane, quella che diceva che a lei non interessava avere il moroso e che non ne voleva neanche sapere, ha trovato il fidanzato.
In pratica sono rimasto l’unico, in un ufficio di venti persone, a non avere uno straccio di vita sentimentale.
A questo punto mi faccio venire dei complessi, pretendendo di essere mandato ad un corso per il recupero dell’autostima a spese della ditta e chiedo l’assistenza a domicilio!

venerdì 21 giugno 2013

Anna

Era il 2004, settembre direi, perché ero da poco rientrato al lavoro dopo le ferie estive.
In maniera molto cinica, lucida e ragionata decisi di provarci con lei.
Sembra brutto da dire ma è così, pensai: non è bellissima, ma neanche brutta, un tipo insomma, anzi no, è carina, ma non di quelle che perdi la testa appena le vedi, comunque sembra una brava ragazza, una a posto, e da quel poco che la conosco mi sa che è anche simpatica.
Anna lavorava all’ufficio bollettazione situato in uno dei magazzini della ditta, io all’ufficio contabilità fornitori nella palazzina degli uffici amministrativi. Le nostre mansioni non avevano nulla a che fare l’una con l’altra per cui a livello lavorativo non ci si sentiva mai. Avevo occasione di vederla solo quando portavo in giro le fatture da far approvare ad alcuni responsabili che si trovavano nei magazzini, e non si andava mai oltre un semplice e reciproco scambio di saluti.
Per prima cosa mi informai sulla sua situazione sentimentale chiedendolo discretamente ad una sua amica/collega con cui avevo a che fare. Scoprii che era single.
Ricordo ancora come ero agitato, a come mi sudavano le mani mentre ripetevo mentalmente e aggiustavo ogni parola della frase che avrei dovuto rivolgerle, prima di afferrare la cornetta approfittando di un momento di distrazione dei miei due colleghi e comporre il suo interno due minuti prima di mezzogiorno.
“Ci prendiamo un caffè nella pausa pranzo?” chiesi col cuore in gola, con quella strana sensazione da paradosso spazio-temporale.
Attimo di silenzio e “S… sì, va bene, dai!”
I miei colleghi interdetti non capirono, non si accorsero di nulla.
Io entusiasmo a badilate.
Alle 13.40 circa la raggiunsi imbarazzatissimo.
Bella fregatura: il figlio del titolare, che da quelle parti non si vedeva mai, era lì a parlare con un altro nostro collega. Inoltre, vedendo lei già operosa dietro alla scrivania, intuii che aveva già ripreso a lavorare dalle 13.30 (in genere si riprendeva alle 14.00). Brutto momento insomma, cominciai a sudare freddo. Presi in considerazione l’ipotesi di un repentino dietrofront ma valutai che un’occasione così poteva anche non ripetersi, non sapevo se avrei riavuto il coraggio di rialzare la maledetta cornetta in un momento propizio per chiederglielo una seconda volta, non sapevo se lei quella seconda volta (non più vittima dell’effetto sorpresa) avrebbe detto ancora sì, e poi anche la seconda volta avrei potuto trovare un altro ostacolo davanti a cui fare dietrofront. Quando i nostri sguardi si incrociarono, il suo sembrò dirmi “lascia perdere, non vedi che sono in orario di lavoro e lì c’è il figlio del capo?!”. Io però pensai “o adesso o mai più”, così, fingendo noncuranza e sforzandomi di essere il più naturale possibile, le chiesi: “andiamo?”.
Lei si alzò e non sapendo cosa fare invitò anche il figlio del boss. Fortunatamente lui rifiutò.
Lei poi mi disse che lo aveva invitato perché, come avevo intuito, lei era già in orario di lavoro e pause di quel genere non erano viste di buon occhio. Impacciatissimo la portai davanti alla macchinetta dicendole che credevo fosse ancora in pausa, e le offrii il caffè. Fu una cosa super rapida, tra l’altro, cercando di bere in fretta il mio tè, mi ustionai non poco il palato.
Una cosa che mi fece piacere fu scoprire che poi ne parlò alla collega/amica (quella che mi aveva dato la dritta sulla sua singletudine) la quale mi fece i complimenti per il coraggio, ma torchiata da me via servizio di messaggeria interno per sapere se la mia “simpatia” era ricambiata si limitò a rispondermi con un laconico: “ASPETTA!”. Non volle spiegarmi perché.
Ricordo che ogni settimana lavavo preventivamente la macchina sperando che accettasse un invito ad uscire che ancora non avevo avuto modo di farle. Tormentandomi su come chiederglielo, dove portarla nel caso avesse accettato, preoccupandomi di non mandare irrimediabilmente tutto a rotoli. Volevo fare le cose per bene, facevo addirittura le prove davanti allo specchio(!) provando l’invito che avrei voluto farle.
Manco a dirlo io mi ero già innamorato. In macchina, andando e venendo dal lavoro, cantavo a squarciagola tutto l’album Mariachi Hotel dei Rio, e tutto sommato, escludendo vari casini che mi tormentavano in quel periodo, stavo bene. E di coraggio come quello poi non ne ho avuto più.
Io un po’ aspettai come consigliatomi dalla collega, ma poi la invitai per un secondo caffè. Stavolta lei era in pausa, ma con lei c’era un collega (forse chiamato apposta da lei), idem la terza volta in cui cercai di guardarla bene negli occhi per capire se avrei mai avuto qualche possibilità, e la risposta, inevitabile, fu: NO, nessuna possibilità. Me ne convinsi e in tutto erano passati quasi 3 mesi. Lo dissi anche alla sua amica/collega che non volevo illudermi oltre, e che avrei smesso di farmi avanti. Dopo qualche giorno, colto dalla troppa frustrazione, in un momento di lucida follia, realizzando che con i metodi più tradizionali non riuscivo a parlarle a quattrocchi, mi ridussi ad utilizzare il servizio di messaggeria interno e le chiesi se una sera di quelle le andasse di venire al cinema con me. Risposta: “NON POSSO”, accompagnata da un “comunque per il caffè vieni pure quando vuoi” forse per indorare la pillola. Ci rimasi molto male, quel “non posso” non lo capivo proprio, cosa significa “non posso”? Semmai “non voglio”, ecco quello almeno l’avrei digerito meglio. Comunque si trattava di un rifiuto e non volli indagare oltre.
Ecco, e poi c’è questo ricordo speciale che ho, di noi due che ci incontriamo in un ufficio di altri, e di lei che mentre ci scambiamo due parole si avvicina e mi sistema la manica del maglione che si era arrotolata all’altezza del polso; un attimo di intimità, un gesto bellissimo che forse non ho capito completamente, forse il tentativo di mostrarmi che il mio invito era stato comunque apprezzato.
Passò diverso tempo, e a prendere il caffè da lei non ci andai più. Poco più di un anno dopo lei si licenziò. L’amarezza per il suo rifiuto era già passata da tempo e il giorno che se ne andò le dissi che mi ero fatto crescere apposta un po’ di barba per lasciarle il segno quando sarebbe passata a baciarci per i saluti il giorno dopo, lei poi passò a baciarmi e fu un bel momento, per una buona mezzora non capii più niente.
Diverso tempo dopo ci rimasi di sasso quando sentii quasi accidentalmente da chi ci aveva lavorato insieme molto prima che venisse trasferita alla nostra sede, che prima di essere spostata da noi le era morto il fidanzato. Ecco probabilmente svelato quel “non posso”, quel “aspetta” detto dall’amica/collega e forse anche quel tenero gesto di sistemarmi la manica del maglione. Ora so che è felicemente fidanzata con un  altro. Nelle ultime settimane ho provato a contattarla via social network. Mica ci volevo provare, ero curioso di sentire come stava. Certo un po’ speravo  anche di affrontare quel vecchio discorso con serenità e di ricevere una bella spiegazione per metterci finalmente una bella pietra sopra. Lei mi ha risposto subito, ho fatto scherzosamente qualche riferimento a quando ci provavo con lei (del tipo “adesso cosa fai di bello? Mi vieni in mente ogni volta che lavo la macchina perché quando ci provavo con te la lavavo in continuazione, poi quando mi hai detto di no ho smesso di farlo e i gestori dell’autolavaggio mi hanno tolto il saluto”), lei però non mi ha risposto. Passata una settimana, dato che non si è più fatta sentire, le ho inviato un altro messaggio chiedendole se avevo scritto qualcosa che l’aveva infastidita, il giorno dopo ha risposto che le ha fatto piacere quello che le ho scritto e che la tardata risposta era dovuta al fatto che non controllava spesso i messaggi; forse ignorava che in quel “social” è possibile verificare quando viene visualizzato un messaggio, e io sapevo lei l’aveva già visualizzato la settimana prima, un paio di giorni dopo che glielo avevo mandato. Io comunque le ho risposto qualcosa di banale tipo “OK, va bene, ciao”. A questo punto non credo che la contatterò di nuovo.

giovedì 20 giugno 2013

Tassidermia

Tra quelli che arrivano a 36 anni senza aver mai trovato la morosa, molti decidono di farsi impagliare lo scroto. E’ inutile aspettare oltre, tanto vale farselo impagliare quando è ancora bello.
Io per portarmi avanti ho già fatto richiesta all’ASL.
La procedura standard prevede che ti affianchino uno psicologo che ha 2 settimane di tempo per dissuaderti dall'insano gesto. Se alla fine sei ancora convinto, loro son costretti a metterti in lista per l’intervento. Lo scroto è tuo, e fartelo impagliare è un tuo diritto costituzionale.
Il giorno dell’intervento, con una scusa qualsiasi, vieni fatto accompagnare all'accettazione da un artigiano specializzato e dai suoi due assistenti, qui, quando meno te l’aspetti, i due assistenti ti calano le braghe a tradimento e l’artigiano procede all'operazione davanti ad una sala gremita di persone in attesa di pagare il ticket (più testimoni ci sono e meglio è).
Alcune delle mamme presenti smettono di lamentarsi di avere un figlio che si droga.

mercoledì 19 giugno 2013

RENDIAMO GRAZIE

ATTENZIONE! La visione del presente documento audiovisivo è sconsigliata alle persone sensibili ad argomenti quali la fede, il maltrattamento di artisti di strada e il mancato rispetto dei principali diritti sanciti dalla convenzione di Ginevra.


domenica 16 giugno 2013

Allarmi antifurto

Noi della banda del piede di porco siamo sempre pieni di nuove idee, una molto bella è quella di metterci a fare volantinaggio gratuito per la ditta che installa quegli impianti antifurto e di video-sorveglianza che sappiamo meglio eludere.
Inizialmente i volantini li mettiamo giù in maniera selettiva, è inutile infilarli nella bussola di case i cui proprietari non se lo possono permettere o che per poterselo permettere devono vender fuori tutti i preziosi e gli oggetti di valore che vi custodiscono. Il nostro target sarebbero le villette nuove con giardino curato, piscina e macchinone parcheggiato nel vialetto, ma dopo un po’ ci stanchiamo di fare sopralluoghi e cominciamo a distribuirli a caso, per non perdere l’entusiasmo. Per essere sicuri poi spargiamo la voce che ci sono stati diversi furti in zona e come incentivo per l’acquisto offriamo anche, tutto a nostre spese, un viaggio di lusso in costa Smeralda. Per quello che si gode la vacanza in Sardegna è sempre bello ricevere la segnalazione di un furto in casa e vedere in diretta dal suo smartphone noi che lo derubiamo di quadri, ricordi di una vita e altri oggetti di valore inscenando sapide e divertenti gag per intrattenerlo, soprattutto quando si rende conto che quella che stiamo mettendo a soqquadro non è casa sua. Il nostro complice della ditta di allarmi infatti ha invertito i collegamenti, quindi quando in serata passeremo a mettergli veramente a ferro e fuoco la villetta il tutto sarà trasmesso ad un altro disgraziato che ha acquistato il sistema antifurto e che probabilmente è anche il suo vicino di ombrellone.
SKY ci ha già chiesto i diritti per il format.

lunedì 3 giugno 2013

Regolamento aziendale

Va bene che con la crisi è giusto pretendere dai dipendenti un po’ più di rigore, ma con il divieto di fare il barbecue in ufficio hanno veramente oltrepassato il limite.

64.

Dave Grohl intervistato nel film BACK AND FORTH a proposito del nome Foo Fighters: “Onestamente, se avessi preso questa carriera più seriamente avrei scelto un altro nome, perché questo è il più brutto nome al mondo che una band possa avere!”

FINE

domenica 2 giugno 2013

L'uomo col morale più basso del mondo

L'uomo col morale più basso del mondo vive a Rio, durante il carnevale ha cercato più volte di buttarsi sotto i carri allegorici ma nessuno tra i presenti ha cercato di fermarlo, lui c'è rimasto talmente male che ha rinunciato ai suoi propositi suicidi. In pratica la gente in festa, senza volere, l'ha salvato.
Ci sono giorni in cui si sente anche molto allegro, ma non lo dà a vedere per non rovinarsi la reputazione.

[parte di un messaggio scritto ad un'amica per farmi compatire e consolare  in un giorno che mi sentivo molto giù]

63.

Il 25 aprile 2006 alcune scosse di terremoto generarono una frana sotterranea nella miniera di Beaconsfield in Tasmania (Australia). Dei 17 minatori presenti, 14 riuscirono a mettersi in salvo, 1 morì e 2 rimasero prigionieri del sottosuolo per 2 settimane. I soccorritori ci misero giorni prima di riuscire a creare una via per poter almeno recapitare ai minatori imprigionati i generi di prima necessità, tra questi c’era anche un iPod con la musica dei Foo Fighters, come richiesto da uno dei minatori intrappolati. Quando Dave Grohl (Foo Fighters) lo venne a sapere mandò loro un messaggio in cui diceva che, una volta usciti, avrebbero avuto i biglietti omaggio per uno qualsiasi dei concerti dei Foo Fighters a cui avrebbero voluto assistere e che li avrebbe incontrati volentieri per una birra dopo il concerto. Uno di loro accettò e, una volta fuori, scelse di andare con la moglie ad un concerto acustico al Sidney Opera House. Dave Grohl la notte prima del concerto, sapendo che ci sarebbe stato il minatore, decise di comporre un brano strumentale acustico intitolato “Ballad of the Beaconsfield Miners”, e la sera successiva, durante il concerto, imbracciò la chitarra e glielo dedicò. Dopo il concerto si ubriacarono insieme e Dave Grohl gli promise che avrebbe inserito quel pezzo nell’album successivo. E così fu.

Canzoni fatte scendere coi miei pensieri a fargli da zavorra.

sabato 1 giugno 2013

62.

This is the sound
The here and the now
You got to talk the talk, the talk, the talk
To get it all out
I listen
I listen
I listen
But you’re out of tune
You’re so out of tune
This is the last song (This is the last song)
This is the last song
That I will dedicate to you
(THE LAST SONG – FOO FIGHTERS)

Un po’ come l’ultimo giorno di scuola, che un po’ si è contenti e un po’ dispiace. E anche se suona strano e un po’ malato: è stato bello.