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giovedì 23 maggio 2013

ZORRO

Caro Zorro, micetto dal pelo nero, randagio eroe in miniatura.
Mi aspettavo un giorno di trovarti troppo vecchio, troppo malato o troppo ferito per scapparmi, allora sarebbe stato facile agguantarti, portarti dal veterinario, accudirti, curarti, al limite risparmiarti una lenta agonia. Ma così non è stato.
Non saprò mai cosa ti è successo alla bocca, se una semplice lisca di pesce impigliata nel palato o qualcosa di più grave, fatto sta che non riuscivi più né a bere né a mangiare, che il solo tentativo ti dava i conati, e ti riduceva a tenere le fauci semiaperte e la lingua mezza fuori.
Il destino crudele ha scelto di precluderti anche la possibilità di essere salvato, perché l’unico modo per catturarti che avevo io, visto per diffidenza come il tuo acerrimo nemico, era quello di usare il cibo per attirarti in trappola, ma data la tua condizione lo stratagemma non è servito.
Al tuo posto io mi sarei buttato tra le braccia di uno sconosciuto come un Don Diego De La Vega qualunque, ma tu no, non ti sei fidato, hai tenuto su la maschera di paladino della giustizia, di strenuo difensore degli oppressi, e al mio primo tentativo di avvicinarti mi hai “soffiato” pronto a darmi la prima stoccata. Ho sperato che la sete e il digiuno ti rendessero abbastanza debole da lasciarti prendere, ma il giorno seguente, quando ci ho riprovato, eri ancora in forma e sei scappato.
E’ successo quello che più temevo, non sei più tornato.
Sono venuto a cercarti inutilmente in tutti i tuoi nascondigli, non c’eri più.
Ho ripensato a quando arrivasti qui, abbandonato già da piccolo, magro che sembravi un fantasma; ho ripensato a quella volta che per fare amicizia ti porsi la mano e tu con un graffio mi lasciasti sul palmo il tuo segno, che per me avrà sempre la forma di una zeta; ho pensato alle poche volte che sono riuscito ad accarezzarti mentre eri impegnato a mangiare i croccantini e a te che ti irrigidivi infastidito quasi a dirmi “guai a te, marrano!”; ho pensato a come invece sembravi affettuoso quando a dividerci c’era il vetro della finestra e davi affettuose testate nel punto in cui appoggiavo la testa o a come cercavi di acchiappare le mie dita che picchiettavano su e giù lungo il vetro.
Con tutta la tristezza e la rabbia per non averti potuto salvare,
addio felino libero, gatto senza padrone.

6 commenti:

  1. povero Zorro, forse aveva subito delle angherie di troppo da uomini senza cuore, e per questo non riusciva piu' a fidarsi di nessuno, neanche di te che avevi buone intenzioni.
    un ultimo miao di saluto anche dalla mia Trilli.

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  2. Grazie Marsiano, e grazie anche a Trilli. La cosa che più mi fa rabbia è che probabilmente si trattava di una cosa banale che un veterinario avrebbe risolto in due minuti.

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  3. Poverino... :( ma secondo te...il paradiso dei gatti esiste?

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    1. no, non ci credo a quelle cose lì, ma è probabile che in qualche modo si ritorni seguendo il ciclo della vita.

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  4. A vedere questi gesti felini contrapposti allo schifo di cui riescono ogni giorno a dar prova i cosiddetti umani, vorrei un mondo fatto solo di animali.
    Un pensiero pieno d'affetto a Zorro, micetto nero e risoluto. Sperando sia riuscito, finalmente, a godersi il meritato riposo.

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    1. Speriamo, anche se un po' mi aspetto di ritrovarmelo ancora davanti alla porta in attesa del suo pasto.

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Allora: 'sto blog ogni tanto si mangia i commenti. Sì, è colpa delle lobby dei potenti che stanno osteggiando la mia crescente popolarità. Siccome sono un cagasotto non mi schiero contro i poteri forti, perciò vi chiedo: PER FAVORE PRIMA DI PUBBLICARE I VOSTRI COMMENTI COPIATELI, COSI' NON VANNO PERSI.
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