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mercoledì 15 febbraio 2012

FARLA FRANCA

Avevo circa 9 anni, un bel giorno, uno di quelli in cui si stava a scuola anche il pomeriggio, io e un mio compagno di classe decidemmo di evitare di prendere l'autobus all'uscita e di tornarcene a casa a piedi. Lui abitava a circa 3 km da scuola, io almeno a 10 km. Salutammo tra l'incredulità dei compagni che ci vedevano andarcene a piedi invece di aspettare il pulmino insieme a loro. Dopo i primi elettrizzanti cinquecento metri di strada cominciarono le paranoie: "oh, occhio, scappa che su quella macchina ci sono i drogati!!!!" E via di corsa col cuore in gola, ad ogni passo sempre più nel panico, sulla strada giusta, sì, ma molto meno tranquilli di come eravamo partiti. Avevamo quasi percorso il nostro primo chilometro quando una Fiat Ritmo blu (me la ricordo ancora) ci affiancò, era la bidella che messa in allarme da qualcuno era venuta a recuperaci, e dopo una breve ramanzina ci portò a casa. Fortunatamente si accontentò di lasciarmi davanti a casa senza pretendere di parlare con mia madre, decisi quindi di rientrare in casa come se nulla fosse. Mia madre si trovava in lavanderia, salii in camera a riporre la cartella e uscii in tempo per intercettare la mamma di un altro mio compagno di scuola che, un po' trafelata, mi blandì con un "ma Angelo! Cosa fai qui?! Mi hanno telefonato dicendomi che eri scappato da scuola!!!", a quel tempo nella nostra abitazione non avevano ancora installato il telefono così da scuola avevano avvisato la mamma più vicina affinché avvertisse mia madre, la tranquillizzai con un "no, ma niente, ci ha riaccompagnato a casa la bidella". Anche lei fortunatamente non volle approfondire oltre e se ne andò senza pretendere di parlare con mia madre. Ecco, lì mi resi conto che avrei dovuto camminare su una sottile lama di rasoio per far sì che mia madre rimanesse all'oscuro della mia marachella. Scesi in lavanderia da lei che neanche si era accorta che ero rincasato, scelsi una mezza verità e le dissi "mamma, io e Simone abbiamo perso il pulmino, ci ha accompagnato a casa la bidella". "Ah, va bene" rispose senza sospettare. Ma il pericolo non era ancora completamente estinto, l'indomani infatti arrivò il momento in cui le maestre ci presero in disparte, le nostre facce contrite e quei due o tre monosillabi pronunciati in risposta alle loro domande avevano fatto intendere loro che eravamo già stati puniti a sufficienza dai nostri genitori, niente nota sul diario quindi. Il mio compagno di fuga poi mi raccontò in privato di averle prese da sua madre appena giunto a casa e di aver atteso nel terrore il rientro dal lavoro di suo padre, io rimasi vago, temevo che una volta saputo che io l'avevo fatta franca, per invidia, facesse in modo che sua madre ne parlasse con la mia. E poi mesi con la paura che mia madre lo venisse a sapere ai colloqui con gli insegnanti, o alle riunioni dei genitori, chiacchierando con una delle madri coinvolte.

2 commenti:

  1. beh in fondo il tuo compagno meritava di prenderle più di te, lui ti avrebbe lasciato solo al tuo destino per 7 km

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  2. Va beh, ma eravamo entrambi giovani e incoscienti...

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Allora: 'sto blog ogni tanto si mangia i commenti. Sì, è colpa delle lobby dei potenti che stanno osteggiando la mia crescente popolarità. Siccome sono un cagasotto non mi schiero contro i poteri forti, perciò vi chiedo: PER FAVORE PRIMA DI PUBBLICARE I VOSTRI COMMENTI COPIATELI, COSI' NON VANNO PERSI.
A VOLTE SPARISCONO SENZA UN PERCHE'.
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