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mercoledì 30 marzo 2011

COBRA

Il mio ottico custodisce in una teca nel suo negozio un esemplare di cobra con gli occhiali, l'altro giorno entro in negozio e dico; "scusa, ma mi sembra che il tuo cobra abbia qualcosa di strano oggi" e lui "sì, oggi ha su le lenti a contatto". Mi spiega come avviene l'operazione: in pratica fa venire un incantatore di serpenti direttamente dall'India. Gli paga vitto, alloggio e la prestazione professionale, per il viaggio si arrangia lui. In genere l'incantatore viene in Italia con la vespa insieme ad un suo amico, si danno il cambio, mentre uno guida l'altro dietro dorme e viceversa; comunque viene pagato solo l'incantatore, l'amico si arrangia come può, chiede l'elemosina, si esibisce come fachiro, vende monili importati illegalmente. L'incantatore in genere viene con il suo flauto etnico da incantatore, una volta se l'è dimenticato a casa e ho dovuto prestargli il mio flauto dolce, quello che usavo alle medie con il segno degli incisivi sull'imboccatura; il serpente più di tanto non ci ha fatto caso solo che alla fine era ricoperto di saliva. Come tutti sanno i serpenti sono sordi, pare che un tempo ci sentissero benissimo poi a forza di sentire il solito piripì-piripì hanno optato per una scelta evolutiva di sordità, sia vero o meno non è dato saperlo, nessuno si è interessato mai più  di tanto, e quei pochi hanno fatto una brutta fine. Il serpente reagisce alle vibrazioni che percepisce come minaccia e sembra seguire i movimenti del  flauto come in balia dei voleri dell'incantatore ma in realtà se ti azzardi ad avvicinarti o a fare movimenti strani ti morde senza battere ciglio e buonanotte, ecco perché in genere ogni volta viene un incantatore diverso. Questa operazione di intrattenimento del rettile altro non è che un astuto stratagemma per distrarre il cobra e  permettere al mio amico di versare 20 gocce di un potente sonnifero nell'abbeveratoio del serpente, il quale una volta finito il "balletto", esausto, striscerà svelto ad abbeverarsi, cadendo in breve tempo in un lungo e profondo sonno. Allora entra in gioco l'ottico che in quattro-e-quattr'otto mette le lenti a contatto al cobra e il gioco è fatto. Una volta per ridere gli ha messo quelle colorate che fanno le pupille tonde da cerbiatto, ma ha dovuto toglierle subito perché gli avventori non riuscivano a resistere alla voglia di dargli un buffetto sul naso o fargli una carezza. Com'è come non è il cobra alla fine si sveglia con addosso le lenti, un po' è contento e un po' si dimena per aggiustarsele perché gli lacrimano gli occhi, gli animalisti comunque non dicono niente, chiudono un'occhio perché in negozio gli fanno lo sconto del 30%.

martedì 15 marzo 2011

DICHIARAZIONE

Ispirazione, sempre meno, più che altro mentre viaggio in macchina, che poi quando arriva il momento di scrivere non mi ricordo neanche più. I bei tempi dei romanzi da far leggere alla compagna di classe delle superiori cui facevo il filo, scritti così, su un taccuino sulla corriera nei 20 km che ogni giorno mi riportavano a casa da scuola, e lei che non capiva, tanto che alla fine ho dovuto prenderla da parte all'uscita e dirglielo. Esattamente 15 anni fa.

C'era il sole incastonato, quel giorno, nel cielo.
Paradosso: ombre e corpi ci ruotavano attorno
in una vertigine.
Cadde una frase raccolta.
C'ero io, c'era lei.
C'era il tempo intatto e l'aria ferma.
Irreale una voce spezzata pronunciò
un nuovo smarrimento;
c'era lei... c'ero io.
(LA TERRA DEI LAMPI - CAPITOLO 13 - 15 MARZO 1996)