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venerdì 7 ottobre 2011

DISCORSI VUOTI

(POST CHE NON HO POTUTO PUBBLICARE PERCHE' AVEVO INTERNET ROTTO)

Le solite parole, i soliti modi di dire, il solito cliché, i soliti “più che altro lo faccio per…”, gli “oh, ciao, tutto bene?” mentre pensi che non sai che altro dire. I miei continui ripetere: “che due co…”, “che vitaccia”, “che pazienza che ci vuole… con le donne”. Senza contare i “grazie” detti a sproposito per abitudine quando in realtà è il nostro interlocutore che dovrebbe ringraziarci, ma rotolano fuori in automatico per chiudere in fretta una telefonata, quando la conversazione non è interessante e occorrono un tot di parole per riempire l’imbarazzo di un minuto. I maledetti avverbi che servono per diluire: sinceramente, momentaneamente, veramente, attualmente, francamente, momentaneamente, probabilmente. Che quando hai alla portata di mano la persona su cui vorresti fare colpo, gli argomenti accumulati fino al giorno prima improvvisamente svaniscono, e soffochi l’esigenza di parlare, fingi indifferenza per non essere banale.

4 commenti:

  1. Bisogna sempre dire qualcosa, come se poi i vuoti fossero tanto orribili...ma è così, la sindrome dell'ascensore è destinata a reiterarsi alla stregua di alba e tramonto..grazie, prego, che mi viene voglia di mandare a quel paese certi termini..certi modi di fare, ma nun se pò! e cmq "grazie" per certe tue idee che condivido
    "pienamente" ;P

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  2. Prego, più che altro lo faccio per... eh eh eh, che pazienza che ci vuole... con le donne :)

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  3. Oh oh oh ...una preda legge il blog, dunque?

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Allora: 'sto blog ogni tanto si mangia i commenti. Sì, è colpa delle lobby dei potenti che stanno osteggiando la mia crescente popolarità. Siccome sono un cagasotto non mi schiero contro i poteri forti, perciò vi chiedo: PER FAVORE PRIMA DI PUBBLICARE I VOSTRI COMMENTI COPIATELI, COSI' NON VANNO PERSI.
A VOLTE SPARISCONO SENZA UN PERCHE'.
GRAZIE.